Guida alla scelta del nome di dominio in chiave SEO

“Uso il nome della mia attività, o metto nel dominio le parole che la gente cerca su Google?” È una delle domande che mi fanno più spesso, e intorno alla risposta girano ancora molte leggende. La risposta breve: il marchio, quasi sempre.

Le parole chiave nel dominio non fanno miracoli

Anni fa un dominio come venditascarpeonline.it aiutava davvero a salire nei risultati. Google ha tolto quel vantaggio già nel 2012, proprio perché veniva sfruttato da siti di scarsa qualità. Oggi le parole nel dominio contano pochissimo: contano i contenuti, la loro utilità e la reputazione del sito.

In compenso, un nome fatto di parole chiave ha un costo:

  • ispira poca fiducia: compreresti da venditaprodottionline.it? Sembra un sito fatto per Google, non per le persone;
  • non si ricorda: chi ti ha trovato una volta non saprà ritrovarti, e confonderà il tuo sito con quelli dei concorrenti dai nomi simili;
  • non cresce con te: se domani vendi anche altro, il nome diventa una gabbia.

Wikipedia non si chiama enciclopediaonline.org e Google non si chiama motorediricerca.it. Eppure sono sempre lì, in cima. Chi ti propone un dominio pieno di parole chiave come scorciatoia per la prima pagina ti sta vendendo una SEO che non esiste più.

Come scegliere il nome

  • Se hai già un’attività conosciuta, usa il suo nome, senza esitare. Chi ti cerca, cerca quello.
  • Corto, facile da dire e da scrivere: prova a dettarlo al telefono. Se devi spiegare dove vanno i trattini o se “sei” si scrive in lettere o in cifre, cambialo.
  • Controlla che sia libero anche come marchio, non solo come dominio.
  • Registralo a nome tuo, non dell’agenzia o del tecnico di turno, e tieni le credenziali del registrar. È la cosa più importante di tutto l’articolo: un dominio intestato ad altri è un sito che non ti appartiene davvero.

E l’estensione? .it, .com, .eu…

Per Google le estensioni generiche (.com, .net, .org e le nuove come .studio o .shop) valgono tutte uguale, senza un paese di riferimento. Le estensioni nazionali invece dicono a Google a chi ti rivolgi: un .it è considerato un sito per l’Italia.

  • Lavori in Italia? Il .it è la scelta naturale, ed è quello che i tuoi clienti si aspettano.
  • Lavori anche all’estero? Un .com o un .eu, con le versioni nelle varie lingue indicate a Google con i tag hreflang.
  • Se puoi, registra anche le varianti più ovvie (.it e .com, o un errore di battitura frequente) e falle puntare al dominio principale.

Subito dopo la registrazione: un solo indirizzo

Lo stesso sito risponde a quattro indirizzi: con e senza www, con http e con https. Per Google possono sembrare quattro siti diversi, che si dividono visite e collegamenti. Due cose da fare subito:

  1. Scegli un indirizzo principale (io uso sempre la forma con il www e l’https) e fai reindirizzare gli altri tre con un redirect permanente (301).
  2. Aggiungi il sito a Google Search Console come “Proprietà dominio”. Si verifica una volta sola, con un record DNS, e copre tutte le varianti insieme. Anni fa bisognava aggiungerle una per una; oggi non serve più.

Nessuna di queste scelte ti porterà in prima pagina da sola. Ma un buon nome, a nome tuo, con un solo indirizzo ben configurato, è la base su cui tutto il resto funziona meglio.

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